
A un anno di distanza, l’11 marzo Emotion Network è tornata al Core Club di New York per la seconda edizione di Tech.Emotion in the U.S.
Quello che lo scorso anno aveva rappresentato un’apertura verso gli Stati Uniti, oggi appare come un percorso più solido e consapevole, specialmente se proiettato in un tempo segnato da incertezza e frammentazione, in cui riunire attorno allo stesso tavolo persone provenienti da mondi diversi assume, quanto mai, un significato più profondo.
Quando la connessione diventa strategica
Quando Emotion Network è approdata per la prima volta a New York, l’obiettivo era chiaro: creare un dialogo tra Europa e Stati Uniti. Nei mesi successivi, mentre tensioni globali, instabilità economica e trasformazioni politiche hanno continuato a ridefinire gli equilibri internazionali, questa missione si è rivelata ancora più urgente.
Come ha ricordato Mattia Mor, founder e CEO di Emotion Network: “Lo scorso anno abbiamo parlato dei ponti che Europa e Stati Uniti possono costruire insieme”. In un mondo che da allora ha scelto “più muri che collaborazione”, ha aggiunto, diventa ancora più importante “restare uniti a persone che condividono gli stessi valori” e lavorare insieme per generare impatto.
Angelo Moratti, Anchor Investor di Emotion Network, ha riportato questa stessa visione su un piano ancora più concreto. Con la sua consueta ironia, ha riconosciuto quanto il contesto internazionale sia oggi diverso rispetto a un anno fa, ma proprio per questo ha ribadito quanto continui a essere essenziale investire nelle relazioni. Citando un imminente viaggio a Omaha per incontrare Warren Buffett, ha offerto un esempio emblematico di questo approccio: la convinzione che anche una sola connessione, costruita nel momento giusto, possa contribuire a spostare una prospettiva più ampia. O, come ha detto lui stesso, “forse questo piccolo ponte può davvero cambiare la mentalità del mercato finanziario”.
La forza di ciò che ci unisce
Lo stesso spirito è emerso nell’intervento di Rashida Jones, membro dell’advisory board di Emotion Network, che ha riportato la serata alla sua dimensione più umana.
Riflettendo sul tipo di spazio che Tech.Emotion cerca di creare, ha posto una domanda capace di cogliere con precisione il senso dell’incontro: “Come troviamo ciò che abbiamo in comune?”. Una domanda semplice solo in apparenza, ma centrale. Perché in occasioni come questa non conta soltanto chi si trova nella stanza, ma ciò che può nascere quando persone provenienti da mondi diversi iniziano a riconoscere un terreno condiviso.
Il suo invito ha reso questa intuizione ancora più concreta: “Provate a conoscere qualcuno con cui forse avete qualcosa in comune, anche se ancora non lo sapete, perché non potete sapere dove questo possa portarvi”.
Conoscere le persone, condividere valori
Lo stesso filo conduttore è riaffiorato anche nelle parole di Caryl Stern, membro dell’advisory board di Emotion Network. Forte di un percorso che l’ha portata a lavorare in 45 Paesi con UNICEF, ha condiviso una lezione che quell’esperienza le ha reso particolarmente chiara: quando le persone si prendono il tempo di presentarsi e di ascoltarsi davvero, spesso emerge un terreno comune proprio dove meno ci si aspetterebbe di trovarlo.
“Il mondo è un posto migliore quando conosci le persone”, ha detto. E in una stanza composta da storie, settori e percorsi molto diversi tra loro, le sue parole hanno dato forma a qualcosa che era già visibile: non serve essere uguali per riconoscersi in un insieme forte di valori condivisi.
Verso un futuro più consapevole e più umano
Massimo Redaelli, co-founder di Emotion Network, ha ulteriormente ampliato lo sguardo, riportando il discorso a una delle domande più profonde che attraversano Tech.Emotion. Osservando quanto il mondo sia cambiato da quando il progetto è nato, ha suggerito che la vera sfida non sia soltanto tecnologica, ma anche (e soprattutto) umana. Come ha detto lui stesso, abbiamo bisogno di evolvere “in specie migliori, più consapevoli”, più attrezzate per affrontare la complessità con empatia, compassione e la capacità di attraversare insieme i momenti difficili.
È questo, ha spiegato, il senso che anima il progetto Tech.Emotion e che dialoga direttamente con il prossimo Tech.Emotion Summit (“AGILITY | Surfing the unknown”), in programma il 27 e 28 maggio 2026 alla Triennale di Milano, per la sua quinta edizione realizzata in collaborazione con Corriere della Sera. In quel contesto, l’agilità sarà esplorata non come semplice velocità, ma come capacità di tenere insieme efficienza ed empatia, pensiero analitico e creatività, tecnologia ed emozione.
In fondo, potrebbe essere proprio questo uno dei modi più autentici per surfare l’ignoto.


















