
Immersi nello spirito olimpico di Milano Cortina 2026 e proiettati verso la quinta edizione del Tech.Emotion Summit, abbiamo riunito i membri del Tech.Emotion Club e una selezione di guest per confrontarci su ciò che lo sport insegna da sempre: l’agilità come dimensione mentale, emotiva e relazionale.
Attraverso i contributi di Daniele Manca, Corrado Passera, Assia Grazioli-Venier e Paul Bragiel abbiamo indagato una parola che porta con sé molteplici significati e può fungere da bussola per imprese e persone che cercano di orientarsi in contesti di incertezza.
Il Tech.Emotion Cocktail del 9 febbraio ha segnato così l’inizio del percorso di avvicinamento al Tech.Emotion Summit 2026, che si terrà il 27 e 28 maggio alla Triennale di Milano e avrà per titolo “AGILITY | Surfing the unknown”. Un vero e proprio atto zero per cominciare a riflettere, conoscere e cercare ispirazione.
Dal frame isolato alla consapevolezza
Con Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera, abbiamo rallentato lo sguardo. In un tempo in cui immagini, video e notizie arrivano con una forza tale da imporre una reazione immediata, il rischio è scambiare l’impatto per comprensione.
Costruire la prima pagina di un grande quotidiano è invece un esercizio di metodo, non un atto istintivo. Significa passare ore con decine di persone a discutere, selezionare, ordinare. Non per eliminare la complessità, ma per tenere insieme i fatti di una giornata e restituirne un quadro leggibile.
L’agilità, in questo contesto, non coincide con la rapidità di reazione. È piuttosto la capacità di non lasciarsi catturare dal frame dominante e di collegare le informazioni in modo consapevole.
Oltre il gioco a somma zero
L’ex Ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera – che sarà anche speaker del Tech.Emotion Summit 2026 – ha richiamato le grandi crisi degli ultimi quindici anni – dalla crisi finanziaria del 2008 ai debiti sovrani, fino alle tensioni geopolitiche più recenti – sottolineando che nessuna di queste è stata superata irrigidendosi su posizioni difensive.
È un’esplicita messa in discussione del gioco a somma zero: l’idea che se uno vince, qualcun altro debba perdere. Sono molti gli esempi di imprese e Paesi che hanno creato valore collaborando e costruendo alleanze, invece di difendere assetti già esistenti.
Nella sua riflessione Passera ha citato anche l’Europa: non come progetto ideale, ma come sistema che ha funzionato quando ha scelto il pragmatismo, avanzando su obiettivi specifici. In questo quadro, l’agilità è anche la disponibilità a cambiare strada, a rivedere le priorità in nome di un traguardo comune, a non confondere la stabilità con l’immobilismo.
L’agilità come scelta di sistema
Con Assia Grazioli-Venier, Founding Partner di Muse Capital e Muse Sport e Board Director & Co-owner di SailGP Italy, abbiamo esplorato un sistema in cui l’agilità è visibile, misurabile, non negoziabile. SailGP è un circuito internazionale di regate ad altissima velocità: catamarani identici, nove persone a bordo, uomini e donne insieme, velocità che sfiorano i 100 km/h. Non c’è vantaggio tecnologico che compensi una debolezza organizzativa. Le barche sono le stesse per tutti; ciò che fa la differenza è il modo in cui il team è stato costruito e preparato.
In un contesto così estremo, l’eroe solitario non esiste. Ogni movimento è coordinato, ogni ruolo definito in anticipo. Quando tutto accelera, non c’è spazio per l’improvvisazione: o il sistema regge, o si rompe. L’agilità, in questo scenario, non è velocità ma progettazione.
La stessa logica attraversa il mondo degli investimenti e delle startup. Nei settori in cui Grazioli-Venier opera – dalla tecnologia consumer alla salute delle donne – l’impatto non nasce dal talento isolato, ma dall’allineamento tra competenze, capitale e governance. L’agilità, allora, non è una qualità individuale ma una scelta strutturale.
Quando l’agilità nasce dopo il fallimento
La traiettoria di Paul Bragiel – Managing Partner di Bragiel Brothers – introduce una dimensione dell’agilità che non coincide con la performance, ma con la trasformazione. Imprenditore e investitore nella Silicon Valley, decide a trentacinque anni di inseguire un obiettivo apparentemente irragionevole: qualificarsi ai Giochi Invernali nello sci di fondo, disciplina che non aveva mai praticato. Si trasferisce in Finlandia per allenarsi, ottiene la cittadinanza colombiana per competere e costruisce intorno a sé un percorso che sembra possibile.
Poi il progetto si interrompe: la malattia, il ritiro, l’esposizione mediatica, la fine di un sogno coltivato pubblicamente. Non un fallimento tattico, ma la chiusura di una traiettoria personale.
È qui che l’agilità cambia natura. Non è più tensione verso un traguardo individuale, ma ridefinizione del ruolo. Bragiel passa dall’essere aspirante atleta al lavorare come coach e team builder nel mondo olimpico, contribuendo alla costruzione di squadre e percorsi per altri Paesi. L’energia non si spegne: si redistribuisce.
“Questo è lo spirito olimpico: vai là fuori, dai il massimo dei tuoi limiti e fai del tuo meglio.”
In questa trasformazione l’agilità non è resilienza retorica, ma capacità di riorientare la propria ambizione quando il contesto la rende impraticabile. Non ostinazione, ma conversione del fallimento in infrastruttura per altri.
Verso il Summit 2026
Le riflessioni emerse non offrono una definizione univoca di agilità, ma mostrano come prenda forma nella pratica: nel lavoro quotidiano di chi deve dare ordine al caos, nelle decisioni economiche e istituzionali che rifiutano la logica del conflitto permanente, nella costruzione intenzionale dei team, nella capacità di trasformare un fallimento in un percorso condiviso.
Appuntamento alla Triennale di Milano il 27 e 28 maggio 2026 per trovare ancora nuovi significati con la quinta edizione del Tech.Emotion Summit.








